La tradizione di Pradello Colombo
La Gigiotta e il suo Colombo
" La Vera tradizione di Pradello"

Parliamo di TRADIZIONE ORALE cioè di fatti e/o accadimenti narrati da padre in figlio e trasmessi da generazione in generazione.
Questa "tradizione perdura" da oltre mezzo millennio  vuole come unici e soli proprietari della vecchia Torre ( Torre del 1200, alta inizialmente 40 metri è successivamente abbassata a 28 come il campanile della Chiesa locale), la famiglia Colombo.
La Gigiotta (al secolo Luigia Carrara) morta a 96 anni,



....nata e vissuta presso la Torre soleva dire" ...cla roba che l'è stè cuntè  dai nos veci ,par che "alura" n'ghera mia da scol pri fieù di cuntadei e tut gniva cunta a vus dai non ai fieù,  dai fieù ai nevude e cosè via e se qualdei as ridiva, i rispondivan che i nos veci in ghèvan mia temp a cuntè dal "bal" e po anca perchè in servivan mia.
Da dove arrivano questi "Colombo"?
Per rispondere utiliziamo alcuni passi del PENSIERO ITALIANO di Gentile Pagani:
E' prezzo dell'opera notare che in origine, la FAMIGLIA dei Colombo di Pradello Bettolese era quella che abitava, parte dell'anno nella città di Piacenza, dove fin dal 1106 i fratelli Gezio e Burningo Colombo avevano fondato l'ora soppressa Chiesa ed Ospedale di San Matteo.
Nel 1350 circa, un Bartolino e/o Bertolino Colombo iniziava a vivere stabilmente a Pradello.
Quì, in loco, i possedimenti dei Colombo sono estesi, numerosi e sparsi lungo tutto il territorio.
La Casa Torre è posta a destra del torrente Ozza o Olza e più a sud, vicino alla foce dello stesso parte dal Sud al Nord una grande estensione boschiva, ancor oggi chiamata " IL BOSCO DEL COLOMBO". 
Le terre coltivate di TERRA ROSSA sono a sinistra del torrente e vanno dalla sorgente alla foce dello stesso.
N.B. Colombo non ha mai detto dove era nato, ma....si firmava "Colombus de Terra Rubra".
Questi "Colombo" erano, per la tradizione  NOBILI, i Signorotti del paese, come si sul dire...vivevano dei proventi dei terreni, degli allevamenti, esercitando la mercatura come negozianti all'ingrosso e tutto ciò era normale per dei NOBILI.
Bartolino ebbe un solo figlio, Giovanni.
Da Giovanni nacquerò Nicolò e Domenico e da questo ultimo Cristoforo, Bartolomeo e Diego.
Intorno al 1400 la loro situazione finanziaria vede un progressivo peggioramento sia per eventi naturali, sia per l'intervento di "prepotenti" giunti da lontano ( Don Fernando secondogenito dell'Ammiraglio afferma che i genitori di suo padre "..furono ridotti a bisogno e povertà a causa della guerra e parzialità della Lombardia").
NOTE:
dall'inizio del XIV secolo i Visconti di Milano governavano  anche a Piacenza e nel 1373 fecero costruire la famosa "CITTADELLA"  per controllare il traffico fluviale sul PO e poi, per avere più potere e maggiore disponibilità economiche, pensarono di stendersi anche lungo la VAL NURE.
Afferma Gentile Pagani....." Pradello, trovasi su di una importante Via militare e commerciale che congiungeva Milano a Genova per Piacenza, la bassa Val Nure ....... mandava frequentemente i suoi abitanti alla capitale della Liguria a portarvi ispecie la lana e il grano per riportarne l'olio che deponevasi  a Ponte Albarola (divenuto poi Ponte dell'Olio)".
Si parla della famosa "Via del Pane".
L'olio giungeva attraverso l'Appennino,  dalla Val D'Aveto al Ponte Albarola e a Genova, come vuole la nostra tradizione, arrivavano il grano della pianura e la lana delle colline (Vallate) e infatti sul Monte Tomarlo e sul Monte Crocilia si vedono ancora i resti delle vecchie Dogane Genovesi.
Risulta che già all' inizio del XV secolo iniziarono in loco le prime scorribande delle soldataglie Viscontee; le rapine, il danneggiamento dei prodotti, i sequestri di bestiame,  le tasse aumentarono di anno in anno.
I montanari erono però troppo amanti della loro libertà ed indipendenza per arrendersi ai soprusi di questi "SIGNOROTTI" chiamati dai popolani " I CAN DLA BISSA" ( termine ancora usato).
Gli attacchi, specie nei confronti dei Colombo ritenuti  "I CAPI", i responsabili della resistenza divennero sempre più violenti.
Nel 1439, in seguito ai danneggiamenti provocati alla vecchia CASA-TORRE, Domenico Colombo decise di partire.
Fuggi di notte, attraverso LA STRADA DEL PANE, Val D'Aveto (mulattiere) portando in groppa il figlio Cristoforo e la sua famiglia al seguito.
La Gigiotta affermava, CONVINTA, che i suoi avi le avevano sempre detto che, quando Domenico fuggì " Cristof al purteva ancura la sucheina" ( scamiciato che anche i maschietti portavano fino a circa tre anni per il controllo spinterico). 
Poi, quasi con mestizia, aggiungeva" Dumenic a l'era un galant'om: quand l'à duvì sèram (tra la tera e l'afett) l'à sernì col coeur!"
Quì finisce la nostra tradizione, ma vive ancora un senso d'orgoglio nei Pradellesi che vollero ricordare questo loro compaesano importante, con un affresco nell' abside, dietro l'altare nella loro amata Chiesa.

Ritorniamo ancora alla "GIGIOTTA" non ultima Pradellese autentica la cui famiglia è da sempre vissuta ai piedi dell'antica TORRE.
Questa è la casa della famiglia Carrara e di conseguenza la sua.






Era la prima persona ad incontrare il "forestiero" che incuriosito dalla fama si avvicinava alla TORRE, ormai trasformata in fienile, in cerca di notizie.





Il suo primo approccio avveniva, quasi sempre, con una domanda:
...." vadiv cla cà chè, tuta diruchè? A l'è la vecia tur ad Culomb e che a ghè nasì al scupritur dla Merica...."
Si sa che la vecchia TORRE fu poi, grazie al Sig. Luigi Molinari, trasformata nell'odierno museo.



Dopo che i l'an ricostruì, la Gigiotta la dsiva:
..."chimò prima gh'era una vecia tur; l'era la cà ad Culomb  e..." continua raccontando la tradizione ivi descritta.
Un'altro simpatico personaggio di Pradello, degno di essere ricordato in questa ricerca è a mio avviso  ( Elsa Bersani in Carrara) il Sig. Pietro Lopena.
Costui fu per oltre 30 anni custode della TORRE, era lui oltre alla "Gigiotta", ad accogliere il turista, ad avere cura della stessa TORRE e sempre sorridente ospitava il visitatore per il freddo o per la sete. 
La sua casa era a pochi metri dalla TORRE, sempre aperta ed ospitale.
Sempre cordiale e generoso come ogni Pradellese.
 



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